Acero su Roccia

Ciao amici e bentornati sul Blog!

Una settimana mi sono avventurata nella realizzazione di una nuova composizione: ho disposto un acero su una roccia!

Ammetto che prima di iniziare questa composizione mi sono informata molto leggendo sia vari libri che vedendo tanti video tutorial.

Il video più utile è stato sicuramente quello di Bjorn Bjorholm pubblicato sulla sua piattaforma “Bonsai-U”, una piattaforma dove lui periodicamente fa uscire video su diversi argomenti dedicati al bonsai.

Per chi non lo conoscesse, Bjorn Bjornholm è un professionista nel mondo del Bonsai. Ha studiato per oltre 9 anni in Giappone e poi circa 5 anni fa ha deciso di ritornare negli Stati Uniti per aprire il proprio giardino.

É molto presente anche su YouTube (https://www.youtube.com/c/EiseienBonsai) dove pubblica diversi video ma i più interessanti ed istruttivi li lascia per gli abbonati a Bonsai-U, giustamente.

Mi sono iscritta a Bonsai-U circa 8 mesi fa e ammetto di aver imparato tanto e rivisto più volte anche gli stessi video proprio per cercare di apprendere al meglio le nozioni. Dalla potatura parziale di un acero, sul perchè si fa in un determinato periodo, alla scelta del vaso dove rinvasare il proprio bonsai, tutte video- lezioni estremamente interessanti che non fanno altro che arricchire il proprio “bagaglio bonsaistico”.

Proprio da uno di questi video ho avuto l’ispirazione per la realizzazione del mio primo bonsai su roccia!

Ero talmente gasata che ho deciso di documentare il tutto in un video che ho poi pubblicato su YouTube, ve lo lascio qui sotto ⬇️

Anche se ho a disposizione un piccolo giardinetto (di cui vi farò un aggiornamento tra un paio di settimane) ho sempre da fare! Questa primavera, in particolare, mi son dedicata alla semina.

Sono una grande fan della creazione di bonsai partendo dal seme proprio perchè mi piace seguirli fin dal giorno 0 e, questa primavera, dopo una lunga stratificazione durata tutto l’inverno, ho cercato di far germinare i semi di: pino bianco, pino nero, acero tridente taiwanese, acero ginnala, acero atropurpureo e carpino coreano.

Alcuni di questi hanno germinato, altri invece hanno deciso che preferivano non essere torturati da me e non si son proprio degnati di nascere…

Tra tutti i semi che son nati c’era anche questo piccolo e solitario acero Ginnala. È una varietà di acero che mi piace molto per diversi aspetti: velocità di crescita, facilità nella coltivazione, colore e grandezza del fogliame (infatti è anche chiamato l’acero di fuoco) e anche perchè produce una bella “corteccia” man mano che invecchia. Insomma tutti punti a suo favore!

Il piccolo semino ha districato le sue prime radici in un substrato molto leggero formato da pomice, akadama e sabbia e, dal momento che ha germinato, non è stato mai spostato dal suo piccolo alveolo… finchè non mi sono decisa ad usarlo per la composizione su roccia.

Sapevo che il piccolino aveva bisogno di un rinvaso e posizionarlo sulla roccia è stato un po’ un azzardo. Questo perchè le piante usate per questo tipo di composizione hanno bisogno di radici abbastanza lunghe che riescano ad “abbracciare” bene la roccia che è stata scelta.

Una volta tirato fuori dall’alveolo ho notato con mia grande felicità che le radici erano molto sane e abbastanza lunghe e son riuscita abbastanza facilmente a collocarle in più punti della pietra, in modo che simuli una pianta che cresce su una roccia in qualche foresta.

Ho deciso poi di salvaguardare la salute delle radici aggiungendo uno strato di sfagno. Per chi non lo conoscesse lo sfagno è un muschio che cresce in zone molto umide, come per esempio ai bordi dei fiumi, ed è un elemento eccezionale da utilizzare per esempio quando si fanno le margotte oppure quando si cerca di “guarire” la pianta che ha avuto problemi con le radici (e non solo), ma magari entreremo più nel dettaglio in un altro articolo… che ne dite?

Ho scelto poi di sigillare il tutto con della rafia, una fibra naturale che potete facilmente trovare venduta in gomitoli. Ammetto che prima di utilizzarla l’ho fatta ammorbidire lasciandola immersa in acqua per 15 minuti, dopodichè il suo impiego è stato molto più facilitato e tirandola con una giusta forza mi sono assicurata che aderisse bene allo sfagno, e che di conseguenza lo sfagno aderisse alle radici.

Lasciando penzolare al di fuori della roccia la parte terminale delle radici, ho proseguito con rinvasare il tutto in un vaso di diametro di 10cm circa a cui ho tagliato la base in modo da lasciare che le radici si potessero allungare nel vaso traforato sottostante.

Ho scoperto che i vasi traforati, che alla fine sono contenitori per piante acquatiche, permettono di far passare più aria all’interno grazie appunto alla presenza dei fori. La pianta quindi ricevendo più ossigeno può crescere molto più velocemente! L’unica pecca è che passando più aria il substrato si asciuga molto più in fretta e quindi bisogna prestare più attenzione con le innaffiature.

Procederò poi a nutrire la pianta con del concime chimico ricco anche di microelementi in modo da farla sviluppare un po’ più velocemente e poi, tra qualche anno, quando la pianta sarà più definita, continuerò con del concime organico.

Come andrà a finire? Personalmente sono molto fiduciosa ed estremamente contenta della composizione, ma se volete fatemi sapere anche voi cosa ne pensate!

A presto 🙂

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