Ciao amici come state?
Bentornati sul Blog!
Nell’articolo di oggi ho deciso di riscrivere l’intervista che ho fatto a Lorenzo Agnoletti qualche tempo fa, così da averne traccia anche qui!
Se volete vedere il video, ve lo lascio comunque in fondo alla pagina 🙂
… vi lascio all’intervista, buona lettura!
G: “Vuoi parlarmi un po’ di te per favore?”
Certo… Bene, sono Lorenzo Agnoletti, mi occupo di bonsai in pratica dal 1985/86, però lo conoscevo già prima negli anni ’80, e l’ho conosciuto praticamente all’Università.
Andavo all’Università di Agraria a Firenze, stavo seguendo il corso per architettura del paesaggio e quindi da lì c’è stato anche uno studio per i giardini orientali, cinesi, giapponesi eccetera e in quell’occasione appunto ho conosciuto il bonsai.
Era interessante, sarebbe rimasto un interesse superficiale se non per il fatto che a Firenze, a quei tempi, c’era uno dei pochi bonsaisti appassionati che aveva viaggiato in Cina e in Giappone e che quindi aveva conosciuto un po’ più in maniera approfondita, o se non altro di persona, quello che era il bonsai.
E quindi dopo averlo conosciuto abbiamo incominciato a fare bonsai insieme.
Abbiamo fondato insieme credo il primo Bonsai Club d’Italia nel 1984 e poi in seguito abbiamo anche messo su l’Associazione Italiana Bonsai e nel 1986 sono entrato a lavorare in una grande ditta dove c’era produzione e commercializzazione di bonsai, e poi c’è stata in seguito anche l’ importazione.
Da lì poi ho iniziato a girare, andare a fare dimostrazioni, partecipare a congressi, fare laboratori eccetera… Ho partecipato alla prima mostra europea che è stata fatta ad Heidenberg (Germania) nel 1988 e in seguito anche alle altre mostre europee che sono state organizzate.
Da lì in poi è iniziata anche la mia conoscenza, tramite questa grande ditta, di Maestri che sono stati invitati per fare laboratori e dimostrazioni e quindi ho conosciuto diversi grandi Maestri giapponesi, ma non solo, anche statunitensi, inglesi e via dicendo.
Poi a certo punto ho fatto un viaggio in Giappone per mio conto personale e sono andato anche da diversi Maestri per invitarli a fare appunto dimostrazioni dove lavoravo. E lì ho conosciuto il maestro Kunio Kobayashi ed è nata una sorta di amicizia…
A un certo punto il Maestro Kobayashi mi ha invitato nel 2000-2001 ad andare a lavorare da lui. Ho fatto le valigie e sono stato sei mesi a lavorare dal Maestro Kobayashi, nel suo giardino e ora diciamo che mi sono un po’ ritirato perchè, se mentre prima partecipavo anche a concorsi, laboratori, andavo un po’ in giro in un po’ tutta Europa, adesso mi sono un po’ calmato… faccio un po’ una selezione… qui da me a casa faccio laboratorio. Nel ’98 io frequentavo la scuola di Arte Bonsai con il Maestro Hideo Suzuki, praticamente il Maestro Suzuki a un certo punto ha detto:” Perché in Italia non si organizza una sezione della Nippon Bonsai Sakka Kyookai?” che è l’associazione giapponese degli artisti bonsai dove anche il Maestro Hideo Suzuki era socio.
Nel 2000 abbiamo messo su questa associazione, abbiamo fatto una prima mostra a Bressanone e poi in questa associazione sono arrivati vari appassionati, istruttori, un po’ da tutta Europa.
Noi siamo l’unica sezione di un’associazione giapponese di bonsai al di fuori del Giappone!

G: “Come sono stati sei mesi in Giappone con Kobayashi?”
Divertenti! devo dire divertenti… sono stato fortunato perché il Maestro Kobayashi, che tra parentesi è uno dei più giovani dei Maestri giapponesi, si è dimostrato molto molto poco giapponese, nel senso che nel giardino non c’era una disciplina rigida, non solo verso di me ma anche verso gli altri allievi, e in generale un po’ verso tutte le persone da parte del Maestro Kobayashi e quindi ho avuto la possibilità di andare a visitare anche mostre, altre collezioni insieme a lui insieme agli allievi… non siamo rimasti chiusi per sei mesi a lavorare dalla mattina alla sera.
È stato interessante anche perché non solo ci ha portato a vedere mostre di bonsai ma siamo stati anche a vedere mostre di pittura, di scultura, sono stati sei mesi molto intensi ma interessati!
G:” una sorta di esperienza a 360 gradi insomma…”
Sì perché oltretutto il Maestro Kobayashi è diventato attualmente l’insegnante capo della scuola del Keido. La scuola del Keido sarebbe la scuola di esposizione, la scuola estetica che riguarda appunto l’esposizione, come mettere i bonsai, come disporli nel Tokonama ma non solo… il Keido fa parte tutta quella attenzione verso gli ospiti che va sotto il nome di “kasari” , che vuol dire accomodare il proprio giardino ma questo viene fatto perché c’è l’ospite che arriva e quindi non è solo un discorso di tecnica e basta, qui si va anche oltre quello che è semplicemente il Bonsai.

G:” Vuoi parlarmi di come hai iniziato la tua collezione? perché ho visto che ci sono tante piante raccolte, se mi vuoi parlare anche se preferisci appunto piante raccolte e qual è il tuo parere a riguardo”
Dunque diciamo che quando io ho iniziato questo signore di Firenze dal quale sono andato per primo e che ho conosciuto, essendo stato in Giappone aveva visto che in realtà gli esemplari migliori erano tutte piante raccolte e quindi c’era dietro una parte di coltivazione, di tempo eccetera, ma erano già piante che avevano una certa personalità e quindi iniziando con lui ho iniziato praticamente da subito a cercare di imparare cosa cercare e soprattutto cosa era possibile prendere, e poi di seguito anche farlo attecchire perché quella era la parte importante.
Ammetto che tante piante sono morte all’inizio perché si seguivano i pochi libri che c’erano e che non erano poi veramente esaurienti sui discorsi della raccolta.
E poi anche per il fatto che ci siamo accorti, poi dopo, che sui libri si parlava di piante di specie giapponesi e il Giappone ha un clima praticamente contrario al nostro e anche le specie si sono adattate a quel tipo di clima.
G:” In che senso contrario al nostro?”
Ad esempio in Giappone è molto molto facile raccogliere in primavera perché tanto poi ti puoi aspettare dei mesi abbastanza caldi ma molto piovosi, quindi l’umidità rimane alta… a Giugno in Giappone è il mese delle piogge cioè in Giappone le azalee crescono al bordo della strada!
Da noi qui è un po’ difficile e quindi ci siamo accorti che magari tante volte era più semplice da noi raccogliere in autunno, per cui certo la pianta poi andava protetta durante l’inverno ma poi tranquillamente con la primavera la pianta attecchiva e stava bene!
Invece se si raccoglieva soprattutto piante prese in montagna in primavera, poi venivano portate in giù da noi, arrivava subito questo caldo secco che per la maggior parte delle piante non era proprio la cosa migliore… poi non tutti avevano una serra, si poteva provare con i sacchetti trasparenti ma non è che funzionavano poi benissimo e quindi all’inizio ci sono state un po’ di difficoltà… Poi con il tempo e anche soprattutto con l’ esperienza e soprattutto avendo fatto un po’ di occhio su quello che era possibile raccogliere e non raccogliere… cioè tante volte si lasciava la pianta lì perché tanto ti accorgevi che era inutile stare a scavare perchè tanto non c’erano radici, non c’erano capillari, quindi era inutile. Diciamo che dopo una decina di anni la percentuale di attecchimento diventa molto molto alta!
G:” Dieci anni? quindi non è che si raccoglie e solo dopo cinque anni puoi tranquillamente avere un bonsai finito?”
No, no! quando raccogli una pianta indipendente, le latifoglie un pochino sono un po’ più veloci, ma il conifere qualsiasi tipo di conifera la devi lasciare in pace per almeno tre anni in un vaso di coltivazione e poi puoi pensare se la pianta sta bene, ha radicato bene, puoi pensare di cominciare a far qualcosa… il bonsai con le piante raccolte in casi rari di fortuna in 7- 8 anni riesci ad avere una pianta diciamo a un buon livello.
G:” E a chi si avventura per questa strada, per cogliere le piante, lo consigli?”
Ma io direi, con l’esperienza del dopo, forse è meglio prima iniziare, se uno non ha già una buona cultura del verde, penso sia meglio iniziare con piante da vivaio. Magari piante che resistono a qualsiasi errore tipo le latifoglie, cominciare da lì e vedere se uno riesce a tenerle bene, a seguirle, a migliorarle eccetera da li poi può anche cominciare… cioè uno si fa un po’ una base dove può e poi con l’esperienza riuscire a trattare meglio le piante raccolte.
G:” Quindi diciamo partire da una base un po’ più conoscitiva, imparare a coltivare prima piante e poi come ultimo step la raccolta?”
si, lo dico con il senno di poi. Quando ho iniziato io non c’erano queste cose. Infatti ho avuto un salto di qualità quando sono entrato a lavorare in questa grossa ditta perché lì c’erano persone che non facevano bonsai ma che avevano un’esperienza e una capacità del verde che non immaginavo. Erano capaci di capire a distanza la salute della pianta, sapere quand’è che potevano fare certe cose. E poi comunque lo stadio finale non è quello di avere una pianta che ha raggiunto un buon livello, perché quando già sei buon livello sei forse a metà di quello che può essere veramente intenso come Bonsai perché poi dopo ci sono gli anni di lavori piccoli e grandi, ma anche soprattutto piccoli lavori di manutenzione e di mantenimento che sono quelli che aumentano poi alla fine il fascino della singola pianta.
G:” E quindi secondo te cos’è il Bonsai? “
Ma alla fine per me comunque in ogni caso il bonsai è e rimane l’imitazione di un albero in natura. Quindi per quanto è possibile cerco sempre di rispettare più o meno le forme naturali che può assumere quella specie in natura, anche se poi in certe condizioni, alcune specie assumono anche dei portamenti diciamo diversi, degli habitus diversi da quelli che si ritiene il comune habitus di quella specie. il punto principale è quello… l’altro punto è che naturalmente non è possibile in tutte le piante, ma in alcune piante, che uno ha devono alla fine appunto avere e assumere una propria personalità. Devono essere una presenza, cioè non devono essere la ripetizione di un cliché fatto in quel modo, con quelle forme, in quella posizione. Ogni singola pianta deve avere la sua personalità o almeno cercare di dargli una personalità.
Il Bonsai è un’opera di artigianato o, anche se qualcuno vuole, di arte che non è mai completa, è sempre in divenire. Per quello è anche un po’ difficile da inquadrare in certi schemi diciamo “artistici”.

G:” Vorresti dare un consiglio a noi giovani leve? Un consiglio a chi si approccia al bonsai soprattutto in Italia all’inizio?”
Direi che il percorso ormai è quasi segnato nel senso: arrivare ad un club locale e cercare di imparare un po’ lì i fondamenti del discorso di coltivazione, soprattutto quello. In seguito se uno vuole affinare quello che sa fare, credo sia quasi indispensabile o trovarsi una persona veramente esperta, veramente in gamba, che possa aiutarlo o se non entrare in una scuola. Se poi uno vuole andare in Giappone… cavoli suoi perché a me è andata bene ma ad altre persone che sono andati da altri maestri hanno trovato situazioni un po’… un po’ dure sinceramente…

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