È iniziato quel periodo dell’anno in cui noi amatori di piante e di bonsai andiamo in giro a raccattare un po’ di semi.
Penso sia un qualcosa di estremamente romantico: seguire una pianta dal momento della sua germinazione finché ce lo possiamo permettere.
Tutto questo però ha una sola variante: il tempo.
Più volte mi soffermo a pensare di quanto poco tempo abbiamo a disposizione noi essere umani in confronto alle piante, eppure ci ostiniamo a prendercene cura, quando in realtà sono loro che da milioni di anni si prendono cura di noi.
Eppure ogni anno eccoci li, a ispezionare il suolo per poter prendere in prestito qualche seme da Madre Natura.
Per farci che? Dei bonsai si spera!
Il bello di poter creare un bonsai da seme è proprio il fatto di poterlo seguire fin dal giorno della sua germinazione. Osservare le prime foglie che si abituano alla luce solare e vederle man mano crescere è a dir poco gratificante, ma alla fine noi non abbiamo fatto granché… abbiamo solo aspettato (e sperato che ci fosse vita).
Probabilmente dopo un anno da quando ci ritrovavamo piegati a cercare i semi possiamo finalmente iniziare a “lavorare” sulla piccola piantina, e che lavori si possono mai fare su un essere così piccolo e indifeso?
Possiamo tagliare la sua radice principale in modo da farle sviluppare delle altre più sottili e più radiali. E tutto questo perché vogliamo educarla.
Passato anche il primo anno, o magari anche il terzo, è ora di iniziare a pensare al movimento del tronco e che “stile” attribuire alla pianta.
E proprio come la nostra piccola piantina che man mano cresce, anche noi piano piano cresciamo come bonsaisti.
Personalmente ho tante piante in giardino, sono stata anche molto criticata per questo, ma mi piace così. Ho tante piante nate da seme che nel corso del loro sviluppo ho imparato a conoscere e che vedo crescere giorno dopo giorno insieme alla mia passione per loro.
È per questo che consiglio a chi inizia a fare bonsai di partire dal seme, di partire proprio dalla coltivazione di base, e questo perché dobbiamo imparare a riconoscere le esigenze, le necessità e le debolezze della piccola pianta che stiamo crescendo a modo nostro.
Impariamo a coltivare la nostra passione.
Fare bonsai è sicuramente una forma d’arte strana, a volte complicata e altre volte estremamente liberatoria però c’è anche un altro aspetto che raramente viene tenuto in considerazione, infatti pochi mesi fa stavo parlando con una signora e le avevo raccontato di questa mia passione, lei quasi schifata mi disse che per lei il bonsai non era una forma d’arte ma solo una costrizione, quasi una tortura per la pianta.
Non avevo mai visto il bonsai sotto questo punto di vista, eppure, tutti i torti la signora non li aveva…
Dobbiamo ricordarci che tra le mani abbiamo un essere vivente che abbiamo preso in prestito e che, prima o poi, il tempo restituirà a Madre Natura.
Buon Bonsai,
A presto 🙂

Lascia un commento