Chojubai

Ebbene si, anche in questo articolo parleremo delle Rosaceae! Ho infatti deciso di dedicare a questo mese di Dicembre due articoli dedicati a questa famiglia e questo perché ora che siamo in autunno/inverno, tramite il rinvaso, è possibile prevenire la formazione delle galle. Se vi siete persi il primo articolo contenente le varie informazioni ve lo lascio qui.

Continuando la saga sulle Rosaceae nell’articolo di oggi parleremo del famosissimo Chojubai!

Per chi non lo conoscesse il Chojubai, o meglio, Chaenomeles japonica che in inglese è anche chiamato “flowering quince”, è un arbusto alto al massimo 120- 150 cm che produce dei piccoli fiori tra Marzo e Aprile. 

Dai fiori verrà poi prodotto un frutto, un piccolo cotogno, che nella medicina orientale è molto utilizzato per curare i disturbi dell’appartato gastro- intestinale.

Come vi dicevo anche il Chaenomeles fa parte della famiglia delle Rosaceae, è una pianta di origine asiatica e ha uno stretto rapporto di parentela anche con la Pseudocydonia sinensis, ovvero il cotogno cinese. Se il primo è apprezzato per i fiori che produce in primavera, il secondo è ammirato per il colore mimetico della corteccia, ma ne parleremo poi meglio in un prossimo articolo.

Una mattina di primavera ero a chiacchierare col mio amico Carlo, quando a un certo punto è arrivato questo signore che gli ha mostrato delle piantine dai fiori a dir poco spettacolari. 

Ho subito riconosciuto la pianta e presa da un momento di euforia misto a pazzia ho acquistato tutte le piante che aveva. 

Così, senza rifletterci troppo.

Vi lascio in allegato qui sotto la mia faccia soddisfatta per farvi capire quanto ero felice dell’acquisto.

Quelle che vedete saldamente protette dalla cintura di sicurezza sul lato del passeggero sono delle piante di Chaenomeles speciosa varietà Cameo che saranno le protagoniste del prossimo video.

Questo signore però aveva anche un’unica pianta di Chaenomeles a fiore semplice di color rosso, non che mi piacesse troppo ma ho comunque deciso di portarla a casa e di lavorarci su.

Ho iniziato la lavorazione col progetto di un clump- style, ovvero la realizzazione di una composizione formata da più tronchi che, nati separatamente, vengono poi uniti.

Ero partita con questa idea ma man mano che procedevo con il progetto mi son resa conto che tutti i piccoli tronchi nascevano dalla stessa pianta madre, ovvero il tronco più grande.

È abbastanza normale per questo tipo di piante perché, essendo di natura “cespugliosa”, se producono più ricacci, quindi più tronchi dalla base, hanno più probabilità di continuare a vivere.

Una volta realizzato che la mia idea era andata completamente in fumo mi son concentrata sui tronchi principali.

Effettivamente i tronchi non presentavano chissà quale movimento però hanno già un diametro abbastanza interessante.

Una volta rimosso tutto il terriccio in eccesso mi sono concentrata sulla rimozione dei ricacci che, come vi dicevo, se non vengono rimossi possono portare anche alla morte della pianta madre.

Mi son dedicata poi alla pulizia delle radici e al rinvaso.

Purtroppo la pianta presentava un grosso agglomerato di radici proprio sotto al colletto, cosa abbastanza comune per una Rosaceae però abbastanza brutto in ambito bonsaistico.

Nel selezionare le radici ho dato precedenza a quelle che in futuro potranno produrmi un bel nebari radiale e per favorire il loro accrescimento nella maniera più corretta ho messo, nel momento del rinvaso, un pezzo di legno sotto l’agglomerato. Vediamo se questa tecnica funzionerà…

Una volta fissata la pianta e protetto le radici con del terriccio comune misto a pomice, kanuma e un pochino di akadama, ho continuato con la selezione dei rami.

Resto ancora incerta se lasciare il tronco principale così lungo o se ridurne la lunghezza per poter poi costruire un Bonsai più compatto nei prossimi anni.

Molte volte si pensa che dalle lavorazioni possa uscire una pianta già finita, un po’ come tirar fuori un coniglio dal cappello, però per questo tipo di arte (purtroppo o per fortuna) ci vuole tempo e pazienza. 

Vi lascio comunque qui sotto il video dove vi faccio vedere in maniera più fluida tutte le lavorazioni che ho eseguito sulla pianta. 

Come sempre fatemi sapere cosa ne pensate per favore!

A presto 🙂

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