Il periodo dei rinvasi oramai è giunto e abbiamo un po’ di piante in giardino che necessitano di un “cambio casa” per farle crescere meglio, avete già un’idea dei substrati che andrete ad utilizzare per ogni pianta?
Se avete ancora qualche dubbio questo articolo fa al caso vostro!
Iniziamo però dal principio:
Bon-sai
Quante volte avete sentito questa parola? Probabilmente milioni, e sicuramente sapete che significa “pianta in un vaso”.
Quindi anche il geranio che abbiamo sul balcone è un bonsai? Non esattamente, perché il termine “bonsai” sta ad indicare una pianta coltivata in un vaso che richiama un paesaggio. La pianta diventa quindi imitazione della natura anche grazie alle nostre cure, sia artistiche che di coltivazione.
Una delle scelte di coltivazione che possiamo fare è quella di trovare il substrato idoneo in cui far accrescere le radici del bonsai.
Ma come mai non possiamo semplicemente coltivare il bonsai in un substrato universale, come del terriccio normale?
Non possiamo farlo, o meglio, se volete farlo non ci sono problemi, ma la stragrande maggioranza di chi fa bonsai sceglie di non farlo per una questione di controllo della vigoria della pianta.
Substrati ricchi di sostanza organica, come appunto è il terriccio, fan si che la pianta venga molto nutrita, cresca molto più velocemente e più vigorosa e per quelle “cure artistiche” di cui accennavo prima, questo accrescimento vigoroso diventa quasi ingestibile ed è per questo che chi si diletta nel mondo del bonsai preferisce usare dei substrati inerti.
Vengono definiti “inerti” perché, a differenza del terriccio comune, non possiedono proprietà nutritive e non solo.
Inizierei con fare un breve elenco, così che analizzandoli singolarmente possiamo capire meglio le loro proprietà:
- Akadama: l’avrete sentita probabilmente milioni di volte ed infatti è il substrato per bonsai più famoso di tutti, ma perché? Questo tipo di substrato è una semplice argilla di origine vulcanica che viene raccolta nel sottosuolo. Una volta asciugata viene cotta e ricotta come un biscotto in modo da eliminare l’acqua presente al suo interno ma anche possibili batteri e parassiti. Questa procedura, oltre ad essere di per se una vera e propria sterilizzazione, garantisce che il grano prodotto sia molto duro.
l’Akadama ha molte proprietà tra cui: pH neutro; ritiene abbastanza bene l’acqua senza tenere troppo umide le radici; essendo di origine vulcanica contiene molti minerali (un po’ come il lapillo); man mano che si asciuga cambia di colore il che è un ottimo indicatore per noi che dobbiamo innaffiare i bonsai; ha un buon CSC, ma di questo ve ne parlo meglio più avanti. Unico difetto che che il grano, dopo qualche anno, si frantuma andando a creare un agglomerato molto compatto difficilmente penetrabile dalle radici.
- Kanuma: La Kanuma è come l’Akadama, ha anch’essa una struttura definita in grani ma ha la proprietà di avere un pH acido. Io personalmente la uso molto per le azalee.
- Kiryu: la Kiryo o Kiryuzuna è una zeolite di origine giapponese. Deriva dalla decomposizione della ghiaia vulcanica ed è un substrato dalla granulometria molto fine. Particolarmente drenante, è molto utilizzato nelle miscele di conifere e latifoglie sempreverdi in quanto le sue caratteristiche stimolano molto lo sviluppo delle micorrize.
- Pomice: Roccia vulcanica vetrosa, dalla struttura definita in grani, di colore chiaro, estremamente porosa e dal pH neutro. La pomice è uno dei substrati più utilizzati nel mondo del bonsai insieme all’Akadama. L’utilizzo della pomice per i rinvasi è molte volte essenziale per garantire un’ottima areazione alle radici, infatti se la pianta respira meglio cresce anche di più. A differenza dell’akadama, la pomice non si sgretola così facilmente ma rimane molto più integra garantendo sempre ossigeno alle radici. Nei periodi estivi diventa un’ottima riserva idrica ma a differenza dell’akadama ha un CSC minore, quindi passa meno nutrimento alle radici.
- Lapillo vulcanico: possiamo definire il lapillo come un upgrade della pomice. Esso infatti ha una struttura definita in grani, garantisce una buona areazione alle radici, è ricco di minerali (soprattutto ferrosi, infatti il colore tende molto al rosso), non si frantuma alle sollecitazioni meccaniche, ha un pH neutro e un ottimo valore di CSC, molto più alto rispetto a quello della pomice.
Il suo utilizzo è particolarmente consigliato nelle regioni in cui le estati sono particolarmente afose e secche.
I terricci che abbiamo appena elencato sono tra i più famosi ed usati nel campo bonsaistico e durante il rinvaso di una pianta possono essere miscelati tra di loro in diverse concentrazioni.
Come abbiamo visto ognuno di loro ha diverse proprietà che possiamo sfruttare a nostro favore per far crescere al meglio la pianta. Un esempio è aggiungere più o meno parti di kanuma ad una pianta che ha bisogno di acidità nel substrato in cui accresce, oppure più pomice se è una pianta che preferisce avere più ossigenazione dell’apparato radicale, come per esempio per i pini.
Insomma abbiamo tanti strumenti a nostro favore e dobbiamo essere in grado di saperli usare per garantire al bonsai una crescita ottimale.
La maggior parte di questi sono dei substrati dalla struttura definita in grani.
I sacchi che andremo ad acquistare contengono infatti granulometrie diverse delle stesso substrato e sta a noi dividerle, se vogliamo chiaramente.
A lezione di bonsai ho imparato che quello che succede nelle radici succede poi anche sulla chioma.
Più la granulometria del terreno è grossa, più la pianta farà rami lunghi e massicci.
Questo perché in un substrato così grande le radici si dividono poco, creano meno biforcazioni e accrescono di più le poche radici che vanno a formare.
Setacciare il substrato, dividere i grani, per quanto noioso possa essere, è un lavoro che ci semplifica i rinvasi e io personalmente lo faccio in inverno, quando c’è poco da fare.
Un piccolo consiglio che mi sento di darvi è quello di lavare la pomice e il lapillo vulcanico perché contengono veramente tanta polvere che può “soffocare” le radici. Potete tranquillamente evitare il lavaggio per gli altri substrati, basta che poi bagnate abbondantemente la pianta dopo il rinvaso fino a che l’acqua non sarà cristallina.
Più volte nella lista precedente avrete visto “CSC”.
Questa è un’abbreviazione per il “coefficiente di scambio cationico” ed è semplicemente un numero che ci indica se il substrato che utilizziamo riesce a mettere a disposizione abbastanza elementi nutritivi alla radice della pianta. Più questo valore è basso meno elementi nutritivi verranno ceduti alla pianta.
L’akadama, per esempio, ha un CSC di 35; la Kanuma di 23; il lapillo vulcanico di 25 e la pomice di 10.
Per ovviare a possibili problemi nutrizionali è quindi bene miscelare diversi substrati.
Dalla miscela dei substrati inerti possiamo sempre aggiungere della componente organica che, anche se minima, garantirà sostegno alla pianta.
Nulla infatti ci vieta di utilizzare della torba, dell’humus di lombrico, della sabbia o anche degli aghi di pino per esempio.
La componente organica, a mio parere, oltre a concedere più nutrimento alla pianta, tratterrà anche più acqua.
In periodi in cui il nostro bonsai sta vegetando e ha bisogno di più apporto idrico ma noi, per esempio siamo a lavoro, sapere che c’è un componente che ci aiuta a non far morire la pianta di sete può essere molte volte rassicurante.
La questione idratazione è un argomento ostico e molto difficile da affrontare, soprattuto in un articolo di un Blog, ma a grandi linee posso dirvi che alcuni substrati riescono a trattenere di più l’acqua rispetto ad altri. Un esempio e l’akadama rispetto alla pomice. Se infatti l’akadama trattiene molta più acqua permettendo alle radici di rimanere fresche e idratate, la pomice invece si asciugherà molto più velocemente.
Piante diverse hanno esigenze diverse.
Ho deciso quindi di mettervi una breve tabella su quello che, secondo me e a grandi linee, possono essere le concentrazioni dei vari substrati, a seconda delle piante, che possono essere idonee per fare i trapianti.
Quello che vi consiglio però è sempre di sperimentare. Viviamo in un Paese bellissimo che ha diverse fasce climatiche e molteplici microclimi, proprio per questo dovete sperimentare diverse miscele di substrati che possano essere ottimali per la zona in cui vivete e per la pianta che state crescendo.
| TERRICCIO UNIVERSALE | AKADAMA | POMICE | KANUMA | KIRYU | |
| PIANTE IN FORMAZIONE | 30% | 70% | |||
| CONIFERE | 10% | 70% | 10% | 10% | |
| LATIFOGLIE | 10% | 70% | 10% | aggiungere se è acidofila | 10% |
| FIORI E FRUTTI | 20% | 40% | 30% | aggiungere se è acidofila |
Un altro tipo di miscela di base che possiamo impiegare (e ricordate che sono sempre indicazioni di massima) è:
–LATIFOGLIE: 70% akadama; 20% pomice ; 10% kiryu ; e nessuno vi vieta di aggiungere della sostanza organica tipo humus di lombrico
–CONIFERE: 70% akadama ; 20% pomice; 10% kiryu e se volete potete aggiungere della sabbia per rendere il composto più drenante e della sostanza organica se volete dare più vigoria alla pianta
Se non volete sbagliare con le miscele sappiate che in commercio se ne trovano di già confezionate e selezionate per caducifoglie, conifere e molto altro. Chiaramente i prezzi possono variare ma possono essere molto comode se avete poche piante e non volete comprare sacchi di substrato da lavare e setacciare. Vi risparmiate sicuramente tempo e perplessità.
Spero che questo articolo vi sia stato un po’ di aiuto,
A presto 🙂


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