È una settimana che ho con me a casa un carinissimo Chamaecyparis obtusa acquistato in un Garden center di Magenta.
Una pianta giovane ma sana e con tanto potenziale.
Dovrei farlo diventare un Bonsai, in qualche modo fingere che la pianta dimostri più anni di quanti ne abbia veramente. Ma come posso fare?
A lezione mi hanno insegnato che i rami secchi, se valorizzati, sono espressione del tempo che scorre e delle intemperie che hanno forgiato il carattere della pianta.
Creare la legna secca è una tecnica speciale di modellatura e, come dicevo prima, incrementa la vecchiaia (a livello visivo) del Bonsai che stiamo creando.
Molti alberi presentano delle parti di legna secca già naturalmente, per effetto del vento o anche della neve che, a causa del peso, fa cedere i rami.
Certo, è molto più frequente che questo si verifichi su piante che crescono in zone di alta montagna e, tendenzialmente, chi sa valorizzare di più questi caratteri, sono le conifere.
Masahiko Kimura è stato un pioniere di questo tipo di tecnica, riuscendo ad elevarla ad arte ed è spesso citato perchè utilizzava, per le lavorazioni, motoseghe e martelli. Non penso che, nel mio caso, avrò bisogno di una motosega ma vi tengo aggiornati 😂
La conservazione della legna secca è possibile grazie all’applicazione del liquido Jin (Solfuro di calcio) che agisce sia come fungicida che come pietrificante. l’ho usato veramente tanto in Giappone e posso assicurarvi che l’odore mi torna alla mente. essendo infatti a base di zolfo puzza particolamente di uovo marcio, però la sua azione è ottima, tanto che in molti vivai giapponesi è usato come antiparassitario, diluendo una piccola parte in acqua, e immergendo solo la chioma dei bonsai.
Sono molto curiosa di scoprire come uscirà il Chamaecyparis dalla lavorazione e quale tecnica riuscirò ad adottare…
Nel mentre vi auguro una buona domenica,
A presto 🙂

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