La Gardenia

Sapete che il nostro cervello associa ai profumi dei particolari ricordi?

Il profumo della gardenia mi fa lo stesso scherzo. Da piccolina passavo le estati al Lago Maggiore e un’amica di mia nonna aveva il giardino pieno di gardenie i cui fiori emanavano talmente tanto profumo da farmi venire il mal di testa!

é un arbusto sempreverde con portamento cespuglioso originario delle regioni tropicali dell’Africa del Sud e dell’Asia. Ama la mezz’ombra e i terreni lievemente acidofili e poi in primavera puff… piano piano apre i suoi delicatissimi e profumatissimi fiori bianchi.

In Italia la più diffusa è la Gardenia Jasminoides ma ne esistono tante varietà tra cui la più famosa è la radicans, che è quella che si utilizza maggiormente per la creazione di bonsai. 

Quando lavoravo in vivaio venni a sapere dell’esistenza della Gardenia Jasminoides var. “Kleim’s Hardy”, una particolare varietà che resiste anche a -15°C e produce un fiore molto più semplice della radicans. Avere una gardenia resistente a così basse temperature era sicuramente una novità e infatti mi portai a casa un paio di piante (strano). Una in particolare la misi in terra ma a distanza di anni non ha prodotto chissà quale vegetazione, purtroppo infatti produce degli internodi corti e la ramificazione è poco soddisfacente. 

fiore di Gardenia Jasm. var. “Kleim’s Hardy”

Torniamo invece alla Gardenia radicans!

Come fa intendere il nome stesso questa ha un portamento “strisciante” o tappezzante, quindi si muoverà più orizzontalmente che verticalmente. È molto resistente al freddo, infatti può resistere fino a -8°C il che la rende perfetta per chi volesse coltivarla nel Nord Italia. Come tutte le altre gardenie ha le stesse esigenze di terreno e di luminosità.

Un paio di mesi fa il mio compagno varcò la porta di casa con un piccolo bonsai in mano. 

Mi disse che era da mesi che lo stava ammirando e che alla fine si era deciso a portarlo a casa. La sua decisione fu anche mossa dal fatto che vedeva la pianta in uno stato di sofferenza e così, impietosito, pensò bene di accoglierla nel nostro piccolo giardino.

Arrivata a casa ci soffermammo qualche minuto a studiarla: il vaso che la ospitava era molto grazioso, il terriccio in cui stava allungando le radici era completamente inadeguato, il movimento del tronco molto sinuoso e le foglie ci stavano dicendo che non era tutto ok.

fiore di Gardenia Jasm. radicans

Purtroppo le piante importate, come in questo caso, subiscono un lungo periodo di stress: nel Paese di provenienza devono stare in quarantena per un bel po’ di tempo, poi possono essere disposte in un container, farsi un lungo viaggio in barca, arrivare nel porto di destinazione ed infine arrivare nel luogo che le ha attese per tanti mesi.

La piccola gardenia una volta approdata in Toscana era stata anche rinvasata e questo perché nei vivai destinati alla commercializzazione dei bonsai avere una pianta che cresce nel terriccio è molto più conveniente che averla in pura akadama, per due semplici motivi: 

  1. non ci si deve troppo preoccupare dell’acqua presente nel vaso
  2. il substrato provvederà un po’ più di nutrimento alla pianta.

Insomma, tanti passaggi molto stressanti!

Avendo compreso lo stato di sofferenza della pianta abbiamo deciso di rimuovere tutto quel terriccio che era stato aggiunto e di metterla in un vaso di coltivazione di plastica, rinunciando a quello più grazioso che risultava un po’ scomodo per la crescita della gardenia.

Dato che stavamo operando in estate non abbiamo toccato il pane radicale originale ma abbiamo tolto solo le poche radici esterne che la pianta aveva creato dopo il rinvaso in vivaio, questo per non provocarle ulteriore stress.

Il vaso di plastica è stato forato alla base più volte in modo da impedire il ristagno idrico, dopodiché abbiamo iniziato col rinvaso utilizzando lapillo vulcanico, akadama, kanuma e pomice. 

Il lapillo vulcanico in granulometria grande l’abbiamo usato solo per lo strato sottostante alla pianta in modo da coprire i fori di drenaggio e da permettere anche la circolazione dell’aria all’interno del vaso (e anche perché non avevamo a disposizione la pomice grande :)). 

Akadama e Kanuma, per chi non li conoscesse, sono dei substrati inerti molto utilizzati nel mondo bonsaistico e la Kanuma, in particolare, ha la particolarità di avere un pH acido. La miscelazione di quesi due substrati ci ha quindi garantito più aria alle radici rispetto al terriccio di coltivazione,  una lieve acidità che alla gardenia piace tanto e anche una maggior trattenuta di acqua e di elementi nutritivi. 

Chiaramente voi potete utilizzare miscele di substrati che più vi aggradano e che meglio si adattano ai vostri climi.

Vi lascio comunque qui sotto il video con i vari procedimenti del rinvaso…

A distanza di qualche mese la gardenia sta veramente bene ed è un piacere poterla ospitare nel nostro piccolo giardino!

Fortunatamente siamo riusciti ad “percepire” in tempo i segnali di sofferenza che ci stava dando la pianta, e a trovare una soluzione per alleviare il suo stress. 

Ebbene si, anche le piante parlano… magari son un po’ lente nel dirci le cose ma spetta a noi cogliere prontamente questi segnali e a muoverci di conseguenza!

Buona domenica, a presto 🙂

Video dedicato al rinvaso della gardenia

Una replica a “La Gardenia”

  1. Il fiore è bellissimo! Ciao 🙂

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a Gianluca Brescia Cancella risposta